Perché Simulacra?

Cosa hanno a che fare i simulacri con i Tarocchi e con la crescita personale?

E perché il logo di Simulacra ha le sembianze di una civetta con tre ali?

In questo articolo ripercorreremo la genesi del nome del progetto, la scelta del logotipo e i collegamenti tra i significati e gli obiettivi che Simulacra si propone di raggiungere

Procediamo con ordine.

Simulacra viene dal latino simulacrum, termine che designa un’immagine, una statua, un’effige raffigurante personaggi venerabili, eroi e divinità.

In origine il concetto di simulacro era legato alla rappresentazione, ovvero ad una figura che aveva la funzione di simulare, fatta ad instar (a somiglianza o a immagine) di un’entità con cui entrava in relazione e di cui era capace di ampliare il campo di presenza, offrendosi al suo posto all’ammirazione di chi la contemplava.

L’impatto che il termine ha su di noi oggi è senz’altro diverso da quello originario e non può non stimolare vibrazioni altre.

Pur conservando il lascito monumentale e venerabile della parola, il simulacro richiama sensazioni oscure di vuoto, di sostituzione, di riflesso che restituisce l’apparenza, l’involucro di qualcos’altro, senza possederne la vitalità.

Ed è da questa visione che anche la nostra scelta ha preso piede.

Simulacri e simulazione

Un ruolo fondamentale nell’arricchimento semantico del concetto di simulacro e nel suo ricollocamento nel dibattito filosofico lo ha svolto Jean Baudrillard, filosofo e sociologo francese attivo fino alla fine del secolo scorso.

Simulacra & Simulation Matrix

Il trattato filosofico di Jean Baudrillard intitolato “Simulacres et Simulation” è considerato uno dei testi più importanti del pensiero postmoderno e fonte di ispirazione per numerose opere artistiche, narrative e cinematografiche, tra cui il film Matrix delle sorelle Wachowski.

Matrix, Simulacra, Baudrillard e la civetta

Il trattato filosofico di Jean Baudrillard intitolato “Simulacres et Simulation” è considerato uno dei testi più importanti del pensiero postmoderno e fonte di ispirazione per numerose opere artistiche, narrative e cinematografiche, tra cui il film Matrix delle sorelle Wachowski.

Matrix, Simulacra, Baudrillard e la civetta

Il saggio, pubblicato nel 1981, rappresenta un’analisi del concetto di realtà e una critica radicale della sua rappresentazione nel mondo contemporaneo.

Nel suo lavoro, Baudrillard sostiene che i mass media hanno plasmato la società in cui viviamo, modificando la percezione stessa che abbiamo della realtà

Nella sovrabbondanza di immagini create e diffuse dai mezzi di comunicazione, ciò che a noi arriva non è più una copia della realtà, una figura che rimanda ad un contenuto originale riproducendone le caratteristiche, ma una nuova realtà, un’iper-realtà che evoca solo ciò che le viene attribuito dalla società.

Jean Baudrillard

Per Baudrillard i simulacri hanno sostituito la realtà autentica

Già Platone nel mito della caverna parlava di copie della realtà, ovvero di ombre proiettate sulla parete di un antro sotterraneo su cui sono costretti gli sguardi inconsapevoli di un pubblico incatenato.

Platone

Per Platone la percezione distorta della realtà dipende dalla convinzione con cui si considerano reali delle proiezioni della realtà, altrimenti conoscibile solo nel sottrarsi dal giogo della rappresentazione perseguendo la verità al di fuori della caverna.

Platone

Per Platone la percezione distorta della realtà dipende dalla convinzione con cui si considerano reali delle proiezioni della realtà, altrimenti conoscibile solo nel sottrarsi dal giogo della rappresentazione perseguendo la verità al di fuori della caverna.

Per Baudrillard invece, ciò che vediamo ha ormai perso qualunque contatto con la realtà e ciononostante risulta vero.

Nella figura non scorgiamo più la copia fedele della realtà (o la copia della copia, come avviene secondo Platone nelle opere d’arte), ma una nuova realtà prodotta dalla figura stessa, ovvero l’iper-realtà che il simulacro vuole rappresentare, la “verità che nasconde il fatto che non ne ha alcuna”.

Baudrillard sostiene che nel mondo in cui viviamo non vi è più alcun legame tra le immagini che ci circondano e il referente veritiero di cui potremmo fare esperienza dal vivo.

L’uso massiccio dei simboli e delle immagini ha portato alla creazione di un mondo dove la distinzione tra realtà e finzione diventa sempre più sfumata.

Nell’era della comunicazione onnipervasiva, veicolata e plasmata dalla tecnologia sempre più evoluta, i simulacri sono diventati la nostra realtà, una realtà che non ha origine in una verità preesistente e che ridefinisce i rapporti tra ciò che è vero e ciò che è falso.

Simulacri e conoscenza

Rileggendo queste teorie alla luce del pensiero di Giordano Bruno e posizionandoci idealmente in un punto intermedio tra i due filosofi, osserviamo come l’individuo abbia ancora la facoltà di svincolarsi dalle catene dell’inganno e riconoscere i meccanismi sottesi all’evoluzione e alla diffusione pervasiva dell’iper-realtà.

L’operazione di accostamento del concetto di simulacro all’oggetto del nostro campo di pertinenza, ovvero ai Tarocchi, ha sì l’obiettivo di rimarcare l’assenza di una realtà sottostante, di una verità preesistente a quella suggerita dal raggrupparsi estemporaneo di figure mobili, ma allo stesso tempo ci indica la possibilità di un orientamento diverso che, partendo proprio dalla messa a nudo delle immagini, ha la facoltà di spingerci verso nuove costruzioni di senso.

Un approccio critico al significato intrinseco delle immagini ci porta a scoprire come soprattutto l’arte possa dar forma a surrogati della realtà non privi di valore, e a utilizzare i simulacri come supporto per la percezione degli aspetti più profondi del reale e come stimolo ad indagarlo attraverso la creatività e l’immaginazione.

La consapevolezza della natura del simulacro può trasformare l’immagine in uno strumento di conoscenza e interpretazione del mondo

Nessuna delle carte del mazzo dei Tarocchi rappresenta in sé un modello da seguire. I Tarocchi sfuggono alla logica del controllo e del possesso di verità subordinate alla manipolazione delle immagini attraverso le quali, da fruitori e spettatori, riteniamo di fare esperienza del reale.

Nell’infinita riproducibilità degli Arcani si assiste alla rielaborazione, artistica e spesso stratificata, di copie di un nucleo originario di figure anch’esso copiato, ricostruito e immaginato nel tempo.

Perciò è fondamentale riconoscere nei Tarocchi la loro natura essenzialmente ludico-didattica che, lungi dal voler creare una realtà imprimibile in chi li osserva, stimola l’immaginazione e la creatività a narrare domande e a mettere in scena risposte che risultano vere nella misura in cui provengono dalla parte più autentica della persona che le esprime.

La civetta, il custode notturno

Simulacra dunque.

Senz’altro da aggiungere se non la rassicurante benché misteriosa presenza della civetta, creatura notturna consacrata ad Athena (o anche a Minerva), che simboleggia la saggezza, l’amore per la conoscenza e la ricerca che da sola si fa largo tra le tenebre dell’ignoranza per portare alla luce la realtà celata nei simboli.

Civetta di Athena o di Minerva

E nel nostro caso sono tre le ali sfoggiate dal rapace

Tre, come rimando alla Trinità e alla perfezione dell’armonia tra mente, anima e corpo, oppure, se preferiamo attenerci alla Kabbalah, alla spinta ad uscire da se stessi, dalla caverna delle proprie limitazioni e dalle lusinghe di una dualità (buono-cattivo, giusto-sbagliato) sempre più riconoscibile come marchio di garanzia globale dell’iper-realtà in cui siamo immersi.

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